UN PROGETTO PER PENSARE LA FORMAZIONE

3. Gli interlocutori del dialogo formativo

Nel discernere e nell’accogliere questi molteplici doni e stimoli si intreccia il dialogo di ciascuno con due interlocutori decisivi: lo Spirito e gli educatori.

In dialogo con lo Spirito

Primo protagonista di questa azione è lo Spirito, che in ciascuno è appello e sostegno a vivere la propria umanità così come l’ha vissuta Gesù.Avere cura della formazione significa crescere in questa disponibilità a riconoscere ed assecondare l’opera dello Spirito in noi.
La parola decisiva è il sì allo Spirito che ciascuno pronuncia nel segreto della sua coscienza. Che cosa c’entra l’educatore in tutto questo? Qual è il contenuto del suo servizio?
L’educatore è una figura decisiva: non perché dà forma, ma perché suscita; non perché si sostituisce nelle decisioni, ma perché propone e sollecita.

Il singolare compito dell’educatore

L’azione formativa di un educatore ha caratteristiche precise: si colloca all’interno di una relazione, cioè di un rapporto
fatto di reciproco riconoscimento; ha bisogno di dialogo, di fiducia, di autorevolezza. È un’azione intenzionale: essa non avviene per caso, ma con la diretta intenzione di proporre, di suscitare, di far intravedere dei valori, di sostenere nella scelta e nell’impegno a vivere di essi. Lo scopo principale di questa relazione è quello di aiutare le persone a maturare le scelte che realizzano la propria personale risposta al dono di Dio. C’è dunque un’intenzionalità educativa, ma essa non si gioca sull’efficacia di un intervento esterno alla persona, bensì sulla sensibile capacità di mettersi in sintonia con l’azione dello Spirito e con il cammino delle singole persone. Per essere efficace e credibile, l’azione dell’educatore deve poter far conto sulla verità della sua testimonianza; sull’autorevolezza della sua proposta; sull’intensità del suo accompagnamento competente e cordiale. L’educatore è una persona con un mondo interiore ricco; una persona discreta: autorevole nel proporre, capace di stare nell’ombra per non ostacolare l’azione dello Spirito e per non violare la libertà di quei sì che devono maturare nell’interiorità.

La famiglia

Il processo educativo per eccellenza è quello che si svolge in famiglia. Il Concilio ci ha insegnato a considerare i genitori primi maestri della fede dei loro figli e ad attribuire alla loro azione educativa il compito di far intuire per primi la bellezza di una vita aperta al mistero di Dio. Il sacramento del matrimonio dà ai genitori la grazia più grande in ordine alla comunicazione della fede; in famiglia inoltre alle parole si accompagnano la confidenza, l’affidamento, la fiducia e la prova vissuta del valore delle parole.
Primi testimoni e annunciatori della fede, i genitori non sono però gli unici, né sono da soli in questo compito che, per quanto affascinante, non è però facile. La parrocchia si affianca a loro, ma anche l’AC, con il cammino formativo che si sviluppa entro la vita associativa e che sempre più tende a coinvolgere anche i genitori.

L’associazione

Per noi che abbiamo scelto di essere di Azione Cattolica, l’azione formativa passa attraverso l’associazione: abbiamo scelto l’AC anche perché apprezziamo la sua proposta formativa e riconosciamo che essa costituisce un aiuto importante per la nostra crescita nella fede. Questo ci fa attenti e disponibili alla sua proposta,ci fa anche riconoscenti per tutto ciò che dall’associazione riceviamo.

Una proposta che apre a percorsi personali

Questa idea di formazione favorisce da parte di ciascuno la decisione di assumersi in maniera esplicita il compito della cura di sé, che trae stimolo dalla proposta formativa dell’associazione ma si nutre di molte altre esperienze, in un cammino in cui si esprime il carattere originale di ogni percorso personale.
L’autoformazione è approdo dell’azione educativa e impegno che la accompagna tutta. La formazione in AC non dà tutto: anche questa è una delle sue caratteristiche e delle sue scelte. Non che ami essere incompleta,ma apre alla libertà di percorsi personali che ciascuno è chiamato a coltivare con originalità. La formazione fa intravedere prospettive, dà gli strumenti essenziali, il gusto di un percorso e lascia che ciascuno cammini a modo proprio.
In questo modo è possibile dare risalto a quella formazione che passa per le situazioni e le esperienze più diverse, ciascuna delle quali può contenere suggestioni importanti per la crescita di ogni persona. Dove avviene allora la sintesi? Che cosa dà unità al percorso formativo? Qual è il filo rosso che lega in coerenza questa molteplicità di proposte e di esperienze? L’unità avviene nella coscienza, nel dialogo che ciascuno conduce con se stesso e con lo Spirito; attorno a quel punto di gravitazione che è il sì libero di ogni persona al Signore e al suo disegno.