FORMATI A IMMAGINE DI GESÙ

3. Il volto nascosto di Gesù: Nazaret

Il silenzio per annunciare la grandezza della vita

La storia di Gesù di Nazaret non si può mai dare per scontata. Tra i tanti, c’è un dato che non finisce di sconcertare: perché Gesù è vissuto fino all’età di trent’anni circa, a Nazaret, come l’umile figlio di Maria, ritenuto figlio del falegname del villaggio e tale lui stesso?
Sul tempo di Nazareth il Vangelo tace quasi del tutto: è un tempo così normale e quotidiano che non fa notizia e sembra non avere nulla da dirci. È normale come la vita di ciascuno di noi e assomiglia tanto alla nostra vita di laici, così normale da non poter essere raccontata e da sembrare insignificante per la fede, per la missione.
Noi crediamo che il Signore ha salvato ciascuno di noi e la storia umana anche attraverso questo tempo di silenzio, di vita ordinaria, in cui in nulla egli si è di-stinto rispetto a come vivevano bambini, ragazzi e giovani del suo tempo e della sua terra.
Le giornate di Nazareth sembrano significare la volontà di condividere l’esperienza umana e di dirne in questo modo il valore. È Vangelo, da parte del Signore, condividere la vita degli uomini; nel silenzio, perché tale esperienza vale in sé, e se la parola serve, serve a dire la grandezza dell’umanità salvata.

Prolungare nel tempo il mistero di Nazaret

L’esperienza dei laici cristiani è un modo per continuare nel tempo il mistero di Nazaret, che è così silenzioso da poterlo immaginare raccontato in infiniti modi dalla vita dei credenti; essa è condivisione dell’esperienza umana di tutti, con la tensione a far emergere la grandezza dell’esistenza attraverso il gusto di vivere, la testimonianza di quanto l’essere cristiani dia orizzonti nuovi all’esistenza di ogni giorno.
Nell’esperienza di Nazaret è già racchiusa la Pasqua, perché in quegli anni di umile condivisione vi è lo stesso amore che dà tutto; vi è la stessa disponibilità ad amare accettando di sparire pur di essere accanto e di parlare con il dono di sé; vi è lo stesso amore silenzioso e mite, che nulla cerca per sé. Il tempo di Nazaret, con la sua silenziosa “normalità”, è un richiamo a valorizzare il tempo familiare come luogo in cui si celebra ogni giorno la Pasqua nella condivisione e nel rendimento di grazie, nel dono reciproco e nell’assunzione di responsabilità verso i più deboli. È il tempo della scuola dell’amore, perché è il tempo e il luogo in cui si ama più intensamente.