FORMATI A IMMAGINE DI GESÙ

6. Il volto testimoniato di Gesù: la vita

Farsi discepoli

Se Gesù Cristo è il cuore della formazione, il “cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue”(12). La vita cristiana è relazione personale con Cristo come unico Salvatore della propria vita e della storia. Accettare il suo insegnamento non basta; non basta neanche scegliere la sua vita come modello. Occorre “aderire alla persona stessa di Gesù,condividere la sua vita e il suo destino, partecipare alla sua obbedienza libera e amorosa alla volontà del Padre”(13).Camminare dietro a Cristo significa “avere in noi gli stessi sentimenti che furono in lui” (Fil 2,5), amare come egli ha amato, fino a dare la vita per i fratelli. Ma come è possibile riuscire con le nostre forze ad amare Cristo al di sopra di tutti e di tutto? come è possibile amare tutti in Cristo e Cristo in tutti? È possibile se il suo Spirito agisce in noi.

Accogliere il dono dello Spirito

Appartenere a Cristo significa lasciarsi abitare dal suo Spirito, che ci fa guardare a Dio come a un padre che ci ha amati per primo. Il protagonista della nostra vita spirituale è lo Spirito Santo: egli prega in noi, lotta, ama e opera in noi. Illumina l’intelligenza, fa il bene insieme con noi, dà gioia e pace. Lo Spirito ci fa superare il livello puramente umano del nostro comportamento e ci rende uomini “spirituali”,aperti al suo influsso, capaci di rivivere i sentimenti del Figlio e di produrre quei frutti dello Spirito di Dio che sono “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
Nello Spirito Santo formiamo un solo corpo, che è la Chiesa. Uniti intimamente a Cristo mediante il battesimo, i fedeli non rischiano di dissolvere la loro personalità in una realtà senza volto e senza nome,perché lo Spirito di Dio,mentre unisce in un solo corpo, forma anche le molte membra con la varietà dei doni, delle vocazioni, dei servizi. Tutti i cristiani hanno pari dignità; sono uniti a Cristo e tra di loro, come una sola persona. Lo Spirito del Signore ci pone nel giusto rapporto con noi stessi, con gli altri, con il mondo. Mossi dall’amore di Dio, superiamo la tentazione dell’autosufficienza e della volontà di dominio; possiamo amare umilmente noi stessi come ogni altro membro del corpo di Cristo. E l’amore di Dio infuso nel nostro cuore ci porterà a condividere, a preferire di dare anziché ricevere e ad amare tutti. Nei confronti dei beni la povertà evangelica ci porta alla perfetta letizia di Francesco d’Assisi, patrono dell’AC: l’amore porta ad amare il mondo con animo povero e casto, e perciò lieto, umile e grato.

12 CEI, Il rinnovamento della catechesi, n. 57.
13 GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor, n. 19.