FEDELI AL VANGELO IN QUESTO TEMPO

1. Un mondo che cambia

Crescere in un mondo che cambia

Un continuo e profondo processo di cambiamento sembra caratterizzare il nostro tempo. Il mondo è cambiato e continua a ambiare(15); viviamo in un’epoca di cui è difficile individuare con chiarezza le caratteristiche.Tra i molti cambiamenti in atto, vogliamo richiamare l’attenzione su alcuni, per il rilievo che hanno in ordine alla formazione.

Il moltiplicarsi di visioni della vita

La cultura di oggi ha perso l’omogeneità di un tempo: gli orientamenti delle persone verso la vita sono molteplici; diverso il modo di pensare l’amore, la sessualità, la famiglia, la vita, il lavoro,l’impegno,la morte.Non solo:oggi le visioni della vita tendono ad essere poste tutte sullo stesso piano, finendo con il relativizzare il valore di ciascuna di esse, fino a ritenerle intercambiabili. La sfida sul piano formativo è quella di dare un centro alla vita,cercare un punto di osservazione e criteri di interpretazione della complessità che ci mettano in grado di non finire vittime del disorientamento né di schemi ideologici chiusi.

Il crescere della pluralità etico-culturale

La presenza di persone provenienti da culture e religioni diverse accentua il pluralismo culturale della società italiana. Questo chiede alle nostre istituzioni e a noi stessi di scegliere tra un orientamento vòlto all’inclusione delle differenze e uno finalizzato alla separazione o all’esclusione. I riflessi sul piano formativo sono rilevanti: si tratta di decidere se educare ad un’identità – personale, culturale, religiosa – che si costruisce nel confronto e nel dialogo, oppure ad un’identità difensiva, che si rafforza nel rimarcare le differenze.

Il rapido passaggio attraverso una molteplicità di esperienze

Il passaggio continuo attraverso situazioni ispirate a diversi riferimenti e visioni della vita si ripercuote sulla coscienza personale con un effetto di frantumazione e di dispersione. Questo può provocare sofferenza e disagio a livello psicologico e colpire soprattutto le persone più fragili. Può anche abituare a considerare ogni esperienza dello stesso valore delle altre e non far giungere a quell’unità della coscienza che è il tratto originale e forte di una persona: il suo sistema di valori,il suo atteggiamento di fronte alla vita, i criteri delle sue scelte… La sfida per l’educazione passa attraverso due vie: o l’impegno a rafforzare la coscienza, aiutandola a individuare dentro di sé elementi forti di sintesi e di equilibrio; o la cultura del frammento, che rinuncia a collocare ogni singola esperienza e ciascun momento della vita in un quadro unitario di valori e di riferimenti.

L’offerta di indefinite possibilità

Oggi è come se vivessimo in un grande supermercato di opportunità, di modi di vivere… Questo contesto contiene una grande sfida per l’educazione alla libertà, che mai come oggi appare decisiva. Proprio perché ciascuno si trova di fronte a molte opportunità, rischia paradossalmente di essere meno libero, esposto al rischio di diventare dentro di sé il riflesso del grande supermercato esterno. In questa condizione, si diviene se stessi solo accettando la sfida di scegliere, di autodefinirsi, e di saper motivare le proprie scelte.

Il mutare del senso del limite

Conseguenza dell’indeterminatezza dei confini all’interno dei quali le persone (soprattutto i più giovani) vivono, si pensano e decidono è l’affievolirsi del senso del limite. L’ampliarsi pressoché infinito delle possibilità di scelta e di esperienza, che si offrono agli individui e ai soggetti sociali contribuisce al formarsi di una psicologia che si abitua a non incontrare mai ostacoli in grado di limitare naturalmente o di delimitare desideri e azioni. Le nuove tecnologie applicate alla comunicazione, accessibili a tutti e molto utilizzate dai più giovani, contribuiscono a dissolvere il limite del legame ad uno spazio e ad accentuare la percezione della scomparsa di ogni vincolo. Senza nulla togliere al valore delle molteplici opportunità oggi offerte alle persone, la sfida per l’educazione è quella di abituare ad usare le cose senza diventarne dipendenti e senza immaginarsi onnipotenti.

Il mutare del rapporto tra la persona e i beni

La grande disponibilità di beni contribuisce a modificare il rapporto tra le persone e le cose,determinando la rincorsa ad avere sempre più e la perdita di esperienze quali il sacrificio, l’attesa, il desiderio. Un certo livello di benessere è vissuto come un diritto; si tende ad identificare il valore di una persona con il suo livello di ricchezza o di successo; si considera naturale avere a disposizione oggetti sempre più raffinati e sempre più costosi.. Di fronte a tutto questo, l’educazione conosce la sfida di proporre la sobrietà come un bene, come espressione della libertà della persona e del valore assoluto di essa di fronte alle cose di cui dispone.

Il modificarsi delle relazioni interpersonali

L’individualismo dominante pone l’enfasi sull’io e sulle sue esigenze. Oggi è difficile vivere il rapporto con l’altro nella prospettiva del legame stabile, della relazione gratuita, della reciprocità che accoglie l’altro come dono e accetta di essere identificati anche dalla relazione con lui.
Questa fatica spiega tante fragilità di coppia; la difficoltà del dialogo tra le gene-razioni; la diffidenza verso lo straniero. La tendenza ad assu-mere ogni legame come reversibile, mai definitivo, rende sempre più deboli le relazioni.
Questo riguarda anche le scelte più importanti, comprese quelle coniugali, evitate o rimandate o percepite come temporanee.

La precarietà del lavoro

Oggi è esperienza comune cambiare lavoro.I giovani vivono un lunghissimo precariato: spesso si diventa adulti senza avere una professione stabile. Ma anche agli adulti può accadere di rimanere senza un’occupazione e di vedere messo in crisi uno dei percorsi esistenziali che danno senso alla vita.
La formazione ha il compito di non smettere di comunicare il valore dell’attività umana in ordine alla costruzione del mondo e di se stessi e al tempo stesso di educare le attese verso il lavoro, perché sia realmente una via alla realizzazione di sé.

Il bisogno di nuove progettualità educative

Gli interventi educativi oggi sono spesso caratterizzati da un approccio tecnico, che mette in secondo piano i principi e i valori ideali. Gli spazi informali, i cosiddetti “non luoghi”, sempre più abitati sia da giovani che da adulti, provocano la formazione ad uscire dal chiuso di ambienti protetti, e ad esprimersi in nuovi spazi, creando inedite occasioni di crescita e di formazione. La sfida per la formazione è quella di suscitare nuove competenze e figure educative, capaci di sviluppare tensione educativa in ogni spazio di vita: nei tempi liberi dall’occupazione, nei mass-media, nelle attività ludiche e artistiche.

15 Cfr CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, nn. 36-43.