NEL MONDO, NON DEL MONDO

1. Di Dio, per il mondo

Formare laici cristiani nel mondo

Il laico cristiano cui tende la formazione dell’AC è quello descritto nei documenti del Concilio: un battezzato che consente allo Spirito di imprimere nella sua coscienza i tratti del volto di Cristo, disposto a camminare giorno per giorno per le vie che portano a questa identificazione; una persona che sa fare scelte concrete per aderire con radicalità al Vangelo nella vita quotidiana; una persona che si riconosce parte di questo mondo amato e salvato da Dio e che qui si spende con generosità e con dedizione per contribuire a renderlo più umano;una persona che si sente parte viva della Chiesa e che vi si dedica con spirito di servizio e di corresponsabilità, perché essa possa parlare con sempre maggiore efficacia alle persone di questo tempo. È una persona che sente risuonare di continuo dentro di sé l’invio del Signore:“Andate in tutto il mondo…”e si fa incontro ad ogni persona con il desiderio di comunicare la gioia del Vangelo.

Nel mondo

Il mondo non è una realtà “nonostante la quale” viviamo da cristiani, ma quella attraverso cui camminiamo verso Dio, che non è estraneo al mondo in cui ci ha donato di vivere.
Il laico di AC sta nel mondo, come Gesù che si è fatto uomo assumendo fino in fondo i tratti umani di un’esistenza storica. L’incarnazione di Gesù è per i laici di AC il punto di riferimento per capire la loro vocazione, soprattutto per orientare il loro atteggiamento di fronte al mondo. Esso è la realtà creata e in essa ciascuno riconosce la propria natura;è la missione cui ciascuno si sente inviato: nel mondo il laico vive e opera per contribuire a far emergere in esso il profilo originario della creazione. Il mondo è la realtà rinnovata nella risurrezione di Gesù e chiamata già da oggi a modellarsi secondo la vita nuova che gli è stata donata.
Lontani da un cristianesimo intimistico e astratto, senza umanità e storia, il mistero dell’incarnazione ci radica in pienezza nel nostro tempo, ci spinge ad essere pienamente cittadini e a prenderci cura dei luoghi, delle realtà, delle persone che ci sono accanto.

Non del mondo

Tuttavia non apparteniamo al mondo.Siamo estranei a ciò che in esso è frutto del peccato e che spinge a pensare la vita prescindendo dal disegno di Dio, a ciò che la rende mediocre, la dissipa nella superficialità, e la induce a identificarsi con le cose.Affascinati dalla bellezza della creazione, sappiamo che essa non si confonde con Dio, che vi ha posto l’impronta del suo amore ma infinitamente la supera.
Viviamo nel mondo riconoscendone il valore, ma liberi da ogni logica che lo assolutezza e ne fa un idolo. Si può essere cristiani solo a condizione di compiere delle scelte, consapevoli che non tutte quelle possibili sono compatibili con il Vangelo.
Accogliamo del mondo tutto ciò che riflette la bellezza di Dio e rifiutiamo di esso ciò che ci trattiene dentro modelli di vita, abitudini, stili di pensiero che non sono fedeli al Vangelo e dunque alla pienezza della vita umana.
Questa libertà può trasformarsi in solitudine e anche in persecuzione. È la strada lungo la quale Gesù stesso ha vissuto e proclamato il suo amore per il mondo e per l’umanità.

Per la vita del mondo

Siamo discepoli di un Signore che per il mondo ha dato la vita. Anche la nostra non può che essere per il mondo. Nel salire al Padre, Gesù ha lasciato ai suoi discepoli un compito: quello di portare il Vangelo fino ai confini della terra. Forse abbiamo dato troppo per scontato che di questo impegno non ci fosse più bisogno e la nostra stessa fede ha rischiato di diventare sterile.Oggi riscopriamo la missione come dimensione essenziale dell’essere cristiani. Sentiamo l’esigenza di impegnarci a trovare strade laicali per l’annuncio del Vangelo: strade che passino dentro le vicende e le situazioni di questo tempo.Strade che sanno andare incontro,dar valore al dialogo, attraversare la realtà di oggi e i suoi problemi. Ma siamo anche convinti che queste strade si apriranno se dentro di noi si accenderà una nuova gioia per il Vangelo che abbiamo ricevuto in dono, un nuovo interesse per la vita delle persone, una nuova capacità di ascolto e di condivisione.

Con la Chiesa

Siamo missionari con le nostre comunità, aiutandole ad aprirsi, ad accogliere, a rendersi più sensibili alla vita delle persone. La missione che vogliamo far maturare oggi non passa tanto attraverso iniziative nuove, ma soprattutto attraverso un nuovo modo d’essere in rapporto al Vangelo e alle persone. La Chiesa è la nostra famiglia e noi non viviamo senza di essa; non abbiamo obiettivi da raggiungere che non siano quelli stessi delle nostre comunità.Per questo ci impegniamo a favorire la conversione pastorale delle nostre comunità e la loro maturazione missionaria. Avrebbe poco da guadagnare un’AC che diventasse più missionaria se questo non influisse anche sullo stile delle Chiese in cui viviamo.

Nel mondo ma non del mondo

È delineata in questa affermazione quella tensione che caratterizza l’esistenza di ogni laico, coinvolto nelle realtà dell’esistenza secolare eppure chiamato ad abitarla con la libertà dei figli di Dio; immerso da cittadino nelle dinamiche sociali di oggi eppure straniero ad esse; partecipe della vita della città eppure teso verso una città che è oltre; impegnato a vivere secondo la logica dell’incarnazione eppure già orientato ad un mondo risorto.
Un progetto formativo che si propone questa meta non può che avere il proprio punto di riferimento essenziale nella coscienza di ogni persona: possibilità di una libertà profonda e forte, luogo delle decisioni difficili, in cui si sperimenta il rischio drammatico di una libertà che Dio ha voluto e che rispetta.
La coscienza è lo spazio in cui siamo noi stessi nella verità; sacrario dove custodiamo il tesoro del nostro personale incontro con il Signore;cuore in cui diamo senso alle tante esperienze della nostra vita, dove tutti i frammenti sono riuniti in unità attorno al centro della esistenza.