NEL MONDO, NON DEL MONDO

3. Per una regola di vita

Verso una sintesi personale

Queste riflessioni di carattere generale hanno bisogno di essere interpretate da parte di ciascuno. Ogni persona è invitata a chiedersi: in che senso questa proposta vale per me? Come posso renderla mia? Come può trasformarsi nel mio progetto di vita? Una personale regola di vita è ciò che consente di rendere questa proposta, che è per tutti, una proposta che è mia, che configura il mio personale modo di rispondere al Signore e di essere fedele al suo progetto su di me. Ciascuno è chiamato allora ad elaborare una propria regola di vita, cioè ad assumere in maniera personale quegli impegni di preghiera, di crescita nella fede e nella umanità, quelle scelte di servizio che rendono personale e concreto l’impegno con il Signore e la testimonianza di fede nella società di oggi. Uno dei segni della maturazione di un ragazzo o di un giovane è quello di scegliere di darsi una regola; uno dei segni della maturità di un adulto è quello di adattare il proprio impegno spirituale alle diverse fasi che attraversa, pena uno squilibrio tra la propria vita di adulti e il proprio progetto di vita cristiana.

Anche i laici hanno una regola?

Può avere un senso parlare di “regola” per dei laici? Non è questo un elemento che appartiene tipicamente all’esperienza monastica e della vita religiosa? Parlare di regola non rischia di applicare alla laicità un modello che appartiene ad altre vocazioni, compiendo una forzatura e rendendo ancora più difficile il percorso dei laici verso l’individuazione di uno stile di vita cristiana rispettoso della loro originale vocazione? Sono le domande che spesso ci poniamo davanti all’idea di darci una regola di vita.

Una regola come stile di vita

Eppure darsi una regola non significa altro che assumere un progetto di vita cristiana che ne costituisca la sintesi, ne indichi lo stile, ne esprima le intenzioni profonde. La regola è un modo di interpretare, attraverso un aspetto particolare, tutta la vita cristiana, rendendolo il punto di vista da cui guardare tutto il resto, attraverso cui vivere il mistero nella sua globalità. Questo modo sintetico di interpretare l’essere cristiani si traduce in uno stile di vita, cioè si rende visibile, si esprimere in atteggiamenti,gesti,modi concreti di vivere e in questo senso diventa parola – pur nel silenzio – che dice il Vangelo e la sua fecondità storica. È una sintesi destinata a creare rapporto tra il Vangelo e il tempo, tra il senso perenne dalla Parola e le caratteristiche storiche, che essa corregge, contesta, valorizza, compie… Per questo ogni regola è anche specchio di un tempo,è un modo credente di interpretarlo, in quei caratteri di originalità e di alternativa, eppure di storicità, che corrispondono al paradosso della vita cristiana.

I caratteri della nostra regola di vita

Se la regola è parola che raccoglie in sintesi una vita e le sue intenzioni, il suo progetto e il suo senso, è chiaro che essa assume caratteristiche tipiche dalla vita laicale: quella dell’essenzialità, per poter dire l’essenziale della fede nella molteplicità delle situazioni della vita; quella della flessibilità, cioè dell’adattamento possibile alle situazioni diverse, nel permanere di alcune costanti di fondo; quella della personalizzazione, per cui ogni persona, e più volte nel corso della vita, riadatta la regola con le sue esigenze concrete all’evolvere e al crescere della propria esperienza di vita cristiana.