GLI ITINERARI FORMATIVI

3. Lungo le stagioni della vita

L’iniziazione cristiana come paradigma

Il percorso formativo dell’AC si sviluppa lungo tutte le stagioni della vita. Chi ha la possibilità di iniziarlo dai suoi primi passi, nella fanciullezza, è accompagnato dall’associazione nel cammino di crescita, fino all’età adulta, con una proposta organica e progressiva. Il paradigma della formazione così strutturata è l’itinerario dell’iniziazione cristiana: la proposta di AC prevede per
tutti l’accompagnamento ad entrare in modo graduale nel mistero della vita nuova in Cristo: una scelta da rendere
sempre più consapevole e personale, che esige dei “sì” e dei “no” chiari affinché l’azione dello Spirito renda le persone
capaci del sincero dono di sé, in cui consiste la maturità umana e cristiana.

I PICCOLISSIMI

Non è facile oggi per i piccolissimi (i bambini fino ai 6 anni) incontrare chi apra la loro vita allo stupore dell’incontro con Dio. Eppure continua ad essere vero che i bambini imparano nella loro casa, nelle persone riunite insieme nel nome di Gesù e nell’amore, un segno della sua presenza.

Lo stupore del primo incontro con Dio

Accompagnare i più piccoli ad aprirsi a Dio con meraviglia e semplicità è il primo compito di un’educazione della fede basata soprattutto sul saper suscitare in loro gli atteggiamenti dell’ascolto e della fiducia, della gratitudine e della generosità, della festa e del perdono. Non è certamente troppo presto per educarli a fare piccole scelte, in riferimento alle prime nozioni di bene e di male. L’Azione Cattolica riserva anche ai piccolissimi una specifica attenzione educativa. Ciò avviene, in primo luogo,
sostenendo l’azione formativa e di annuncio dei genitori – fin dalla preparazione al battesimo dei figli – affinché siano per loro i testimoni teneri e forti dell’amore di Dio e rivelino la bellezza della sua presenza. Ad essi spetta, infatti, il far risuonare per la prima volta nella vita dei figli il nome di Gesù. La proposta associativa comprende, inoltre, l’accompagnamento graduale nella vita della comunità, anche attraverso percorsi di preghiera da vivere in famiglia, l’educazione al dono di sé, la fedeltà a piccoli impegni quotidiani.

I RAGAZZI

I bambini e i ragazzi vivono l’età dei primi perché, della scoperta del mondo, dei primi incontri con gli altri. Varie esperienze contribuiscono ad allargare le loro conoscenze, che attingono a fonti sempre più varie e numerose che in passato. Oggi i ragazzi sanno più cose, eppure sono spesso indotti ad un atteggiamento passivo di fronte alla molteplicità di informazioni che ricevono, e che è difficile per loro assumere criticamente. Tutto ciò fa sì che alcune tappe evolutive siano vissute precocemente, mentre altri aspetti della personalità maturino con maggiore fatica. I confini fra le tappe evolutive sono più sfumati e le età si presentano con caratteri diversi rispetto al passato. I cambiamenti relativi alla preadolescenza, sempre più anticipata e sempre meno caratterizzata come tale, sono un segnale di questa evoluzione.
La crescita nella fede, inoltre, non sempre avviene con quella linearità che caratterizzava l’iniziazione cristiana fino ad alcuni anni fa. L’esperienza associativa spesso rappresenta il primo incontro dei ragazzi con il Vangelo, che essi vivono nell’apertura dell’anima al fascino per la persona di Gesù.

Conoscere Gesù con la vita

La scoperta della fede si sviluppa a partire dalla conoscenza di Gesù e della sua Parola, soprattutto attraverso l’esempio di quei testimoni che hanno risposto “sì” alla sua chiamata. La testimonianza dei protagonisti del Vangelo, dei santi, della vita cristiana dei genitori, degli educatori o di persone care rappresenta un esempio importante per la fede dei ragazzi. La scoperta è tanto più bella se può essere associata alla gioia di un gruppo di amici con cui questa esperienza viene condivisa. L’itinerario formativo vissuto dai ragazzi in ACI assume il volto di un contesto vitale nel quale fare esperienza della vita cristiana ed essere progressivamente introdotti dalla presenza, dalla testimonianza e dalla sollecitudine educativa di giovani e adulti credenti alla vita nuova in Cristo nella Chiesa.
Gli atteggiamenti del discepolo sono quelli che la formazione cercherà di promuovere nei ragazzi: l’ascolto e la ricerca, lo stupore, la gratuità e la sincerità, la disponibilità e la condivisione, fino alla partecipazione piena alla vita cristiana e alla missione della Chiesa.

Ragazzi protagonisti e apostoli

L’Azione Cattolica accoglie il cammino di crescita nella fede dei ragazzi all’interno della vita associativa, che ha la
funzione di far toccare con mano la bellezza di un modo di vivere. Il gruppo è il contesto ordinario in cui il ragazzo
vive l’esperienza associativa: qui sperimenta l’apertura agli altri, la ricchezza e la fatica di interagire con essi, la possibilità di un’appartenenza forte, capace di iniziare all’essere Chiesa. Nel gruppo, bambini e ragazzi assumono impegni e responsabilità a loro misura, per sviluppare quel protagonismo che li abilita ad essere consapevoli del dono della fede che hanno ricevuto e responsabili nel comunicarlo. I ragazzi sentono di essere una presenza preziosa per l’Azione Cattolica, che propone loro un cammino da apostoli verso i coetanei. In AC si viene accompagnati da un’azione educativa semplice e calda, che
sa offrire risposte alle domande e che aiuta, soprattutto col suo stile, ad entrare a poco a poco nella vita della Chiesa:
una famiglia più grande, dove portare l’attenzione per chi è piccolo. Questo percorso avviene con un coinvolgimento
sempre più stretto della famiglia,prima responsabile dell’educazione dei figli (24).
Ai ragazzi vengono indicate, nella forma adatta alla loro età, la mete formative che qualificano il progetto: il rapporto
interiore e personale con Gesù, la fraternità che porta al dono di sé, la responsabilità, la vita nella Chiesa.
Questo percorso assume il valore di iniziazione alla fede e inserisce i ragazzi progressivamente nella conoscenza e
nell’esperienza della vita cristiana, della sua bellezza, dei suoi impegni, delle sue responsabilità. A questo fine, si
favoriscono nei ragazzi atteggiamenti di preghiera spontanea, personale e comunitaria; si promuovono itinerari di
educazione alla pace e all’impegno; si coinvolgono attivamente nella vita della comunità e nel cammino dell’anno
liturgico. La scelta esperienziale qualifica la proposta dell’AC come un organico itinerario di approfondimento
della fede, di celebrazione, di testimonianza.

Una proposta per i preadolescenti

Una proposta specifica è riservata ai preadolescenti. Fanno parte degli obiettivi educativi un primo orientamento
vocazionale e l’esperienza della solidarietà; atteggiamenti da privilegiare sono il discernimento, l’autonomia, la corresponsabilità.
Nei percorsi formativi trovano spazio proposte forti di spiritualità e di servizio, itinerari di partecipazione e di educazione all’affettività. Perché il cammino di fede sia graduale e progressivo, occorre attenzione a quei passaggi che segnano mutamenti
significativi nella vita dei ragazzi e che possono costituire tappe importanti della loro crescita: ad esempio quelli legati
ai cicli scolastici, con tutte le scelte che portano con sé.

GLI ADOLESCENTI

L’adolescenza è il momento delle grandi novità: si vivono sempre più esperienze al di fuori del contesto familiare e
si entra in un mondo ampio, fatto di nuovi desideri, affetti, impegni. Esigenze nuove e insistenti irrompono nell’orizzonte
vitale: domande di autonomia, di protagonismo, di verifica, di significato, e soprattutto di definizione della propria identità. Al crocevia di molte tensioni, l’adolescente non sempre riesce a mettere in parole questa ricerca, che coinvolge profondamente – mettendola alla prova – anche la fede e il senso del credere.

Verso una fede personale e convinta

Nell’età adolescenziale, la formazione assume il significato di un’esperienza di ricerca condivisa, che può approdare
all’adesione personale al Signore. Il passaggio ad una fede personale e convinta spesso dipende da educatori capaci
di accompagnare con rispetto questa ricerca: spetta al giovanissimo scegliere se intraprendere il cammino; ma tocca
alla comunità e all’associazione farsi prossime a lui con persone che sappiano proporsi come promessa di un’umanità
bella e possibile. Centrale in questa età è la questione dell’identità: aiutare a capire chi si è e chi si vuole essere, oltre a favorire l’aprirsi agli altri e al mondo circostante, è essenziale per la crescita della persona. Essa, inoltre, va accompagnata ad acquisire consapevolezza del proprio corpo come una realtà buona e grande e a maturare una partecipazione attiva e consapevole in ogni ambiente di vita.

La proposta dell’AC

La proposta che l’associazione fa a chi vive questa età vede nel gruppo una scelta forte: spazio di dialogo e di confronto, esso
è esperienza vera di Chiesa,in cui proporre e sostenere i primi passi nella via della preghiera, del servizio e della partecipazione,
esperienze funzionali alla maturazione dei giovani nella dimensione affettiva e relazio-nale. A livello personale,
l’associazione propone agli adolescenti l’ascolto e la scoperta del vangelo come Parola viva, da accostare a partire dalle
domande dell’età e da condividere in un dialogo personale con qualcuno più adulto.
I percorsi personale e di gruppo, nell’arco temporale che porta alla maggiore età, preparano alle scelte più decise
che l’associazione chiede di fare verso i vent’anni: occasioni di preghiera più prolungata; educazione al linguaggio
simbolico e profondo della liturgia; familiarità con la Parola di Dio, educando a leggerla nel confronto le proprie
domande e i propri dubbi; proposta di letture utili e di incontri con testimoni credibili, per maturare un’interiorità
più ricca e sensibile. È importante anche educare gli adolescenti a maturare una sempre più chiara appartenenza
ecclesiale, che trova nell’Eucaristia domenicale il suo cuore e nella vita di gruppo una esperienza
vitale radicata in una comunità parrocchiale e nella Chiesa diocesana.
Accanto all’interiorità, alla fraternità e al senso dell’ecclesialità la dimensione della responsabilità si esplicita in
questo periodo della vita anche attraverso l’impegno da cristiani nei luoghi di vita dell’adolescente, in particolare
nella scuola.A questo tende la proposta – formativa e missionaria – del Movimento studenti di AC.
La scelta personale di servizio, chiesta a conclusione del cammino formativo degli adolescenti, sarà preparata
vivendo insieme esperienze proporzionate all’età e capaci di aprire al valore dell’altro e di orientare alla scoperta
delle proprie potenzialità e dei propri limiti, per una più realistica conoscenza di sé e una chiarificazione del proprio
progetto vocazionale. L’attitudine al discernimento, necessario per precisare la propria regola di vita, verrà preparata dall’abitudine a riflettere sulle esperienze del limite, dell’attesa e del silenzio, del dono fatto e ricevuto, della gratitudine e dell’amore, del perdono e della festa: situazioni di vita capaci di aprire l’adolescente a ciò che va “oltre” se stesso. Aiutarlo
in quest’opera di discernimento significa educarlo a nutrire desideri propri, non come vaga nostalgia o sentimento
indefinito, ma come attese personali precise, concrete, esprimibili a parole, da mettere a confronto con la proposta
della vocazione cristiana.

I GIOVANI

Il passaggio alla giovinezza, spesso segnato dalla fine degli studi superiori e dai primi anni di università o dall’ingresso
nel mondo del lavoro, è caratterizzato da una grande instabilità.
La scelta dello studio, la precarietà delle prime esperienze professionali, un diverso contesto relazionale, sociale e
culturale, l’autonomia negli spostamenti e nei programmi di tempo libero, l’esperienza di un rapporto profondo con
l’altro/l’altra e la ricerca di un’affettività meglio definita, una più difficile assiduità di partecipazione alla vita della
comunità e del gruppo formativo, il confronto con diverse concezioni di vita ed esperienze religiose… tutto questo
chiama a una più personale scelta della direzione verso cui orientare la propria esistenza.

Fare unità nella propria vita

In questo contesto di grande mobilità, la coscienza è il luogo privilegiato in cui verificare la direzione intrapresa e
compiere le proprie scelte nella libertà. La fede, che orienta le decisioni, non mette al riparo dal dubbio e dall’incertezza:
la fatica della ricerca non può essere delegata a nessuno.
Per questo, la formazione del giovane tende ad aiutarlo a fare unità nella propria vita, compiendo una sintesi personale
e profonda tra i bisogni che si presentano, i desideri, i valori individuati come essenziali, le scelte – grandi e piccole – della vita. Si tratta di un esercizio continuo della coscienza che, nella fede, scopre che il bene desiderato è realizzabile, e che non si è soli in questo cammino: la creatività di una coscienza che si apre alla Grazia permette al giovane di vivere in maniera piena, unica ed
originale. Perché questo avvenga occorre alimentare il dialogo interiore con lo Spirito e la costruzione della identità personale
attorno alla propria vocazione. Essere portatori di pace negli ambienti di vita e vivere le relazioni interpersonali
nella libertà e nella responsabilità sono altri importanti obiettivi educativi per le persone di questa età, chiamate
anche a vivere l’esperienza dell’innamoramento e dell’amore come dono di Dio. La formazione, inoltre, mira ad accompagnare
il giovane a maturare uno stile di sobrietà e di temperanza, a vivere la professione come servizio, a saper stare nella complessità, ad accettare e gestire i conflitti, a dialogare con chi è portatore di esperienze diverse.

18-20 anni: un biennio di formazione speciale

Gli anni tra i 18 e i 20 risultano particolarmente delicati e importanti nel tracciare il proprio percorso di vita. Spesso, a quest’età, è già avvenuto l’incontro decisivo con il Signore Gesù e se ne acquista nuova consapevolezza; la domanda vocazionale prende corpo e si sente sempre più il bisogno di tempo per sé, insieme alla necessità di confrontarsi con gli altri e al bisogno di un valido accompagnamento. Nella comunità cristiana, nella comunità sociale e civile, in cui il giovane vive con crescente responsabilità,
e in cui è chiamato a spendersi con sempre maggiore gratuità, il bisogno di ascolto ed attenzione è ancora molto
forte: la capacità e la disponibilità ad assumervi dei servizi non eliminano la necessità di cura della fede e di accompagnamento
nella vita cristiana. Dopo il cammino dell’adolescenza, in questi anni l’AC propone ai giovani un periodo di particolare formazione, avviato da un’esperienza spirituale significativa: un corso di Esercizi Spirituali, un camposcuola, un momento forte di
formazione e di verifica. È l’occasione per precisare la propria regola di vita e per compiere alcune scelte forti, che
indichino la maturazione avvenuta e la direzione del cammino futuro: l’assunzione in prima persona di un impegno
continuativo di servizio in campo educativo, caritativo o culturale, nella comunità parrocchiale, nell’associazione o
in ambito civile; la scelta di vivere annualmente un corso di esercizi spirituali e la fedeltà all’accompagnamento
spirituale di una guida, la cura dell’amicizia anche nella dimensione del dialogo di fede.

Dopo i 20 anni: verso la piena maturità cristiana

Una specifica proposta formativa riguarda gli anni successivi, in cui l’identità cristiana del giovane si definisce
ulteriormente nel contatto diretto con la vita, con le sue tensioni e responsabilità, le provocazioni del contesto esterno
e il raggiungimento di importanti traguardi esistenziali. L’uscire dalla famiglia di origine, il cammino dell’amore
fino al matrimonio, con l’esperienza della paternità e della maternità, il partecipare più da vicino alla vita pubblica:
anche queste sono occasioni per verificare alla luce della Parola di Dio il proprio progetto di vita e la propria regola e che per alcuni diventa ora un riferimento per la vita di coppia e di famiglia. Le scelte di servizio – ecclesiale,
sociale o politico – vanno aiutate a maturare come vere espressioni vocazionali e la comunità a diventare sempre più
luogo di relazioni che costruiscono gli stili di vita personali e da cui far partire progetti collettivi.
In questi passaggi esistenziali, la proposta formativa si incentra sulle esigenze e sulla maturità della vocazione laicale,
che chiede di essere persone competenti e responsabili nel mondo: nell’università, nel lavoro, nella società. La familiarità
con la Parola di Dio, il sentirsi parte del cammino della Chiesa, educare a crescere come credenti capaci di
annunciare il centro della propria fede, il Signore vivo e Risorto, con la parola e con la vita: sono tutte dimensioni formative
nelle quali condurre il percorso dei giovani verso una vita vissuta come dono di sé.

GLI ADULTI

L’età adulta inizia quando le decisioni che danno fisionomia concreta alla persona si avviano a diventare stabili,
soprattutto nell’ambito della vocazione e della professione. Si passa dalla ricerca del lavoro ad un’occupazione
meglio definita; da una ricerca vocazionale aperta alla scelta di uno stato di vita; nell’affettività ci si orienta verso
scelte stabili. Ciò non toglie che oggi essere adulti significhi anche convivere con tante incertezze e sentire il
bisogno di “ricentrare” continuamente il proprio io nell’essenziale. Le domande formative tipiche di questa età riguardano
soprattutto il senso della vita e della morte, il valore del lavoro e delle relazioni, i modi di un’appartenenza libera e
responsabile alla Chiesa e di una fede non separata dalla quotidiana vita personale, familiare e sociale, e impegnata
in una continua lettura sapienziale della storia e dei segni dei tempi.

Vivere la sintesi fra il Vangelo e la vita

La fede dell’adulto si qualifica per la maturità con cui opera la sintesi tra il Vangelo e la vita quotidiana; per la
convinzione nel comunicarla agli altri; per l’impegno a darle sempre maggiore profondità in un cammino di spiritualità
laicale. Per gli sposi la maturità della fede si traduce anche nel rendersi reciproca testimonianza del Vangelo e
nel comunicarne la bellezza ai propri figli. La formazione si caratterizza per la cura della fede che
passa attraverso le esperienze formative e l’impegno ad interpretare da credenti la vita personale, con i suoi fatti, le
sue svolte, le sue responsabilità, le sue crisi, con l’evoluzione del nucleo familiare. Attraverso tutto questo prende
forma concreta e dinamica il progetto di Dio sulla vita di ciascuno.
Per questo, la formazione in età adulta è centrata sulla ricerca continua dell’essenziale nel rapporto con il Signore,
e tende a mettere la persona in grado di vivere la vocazione laicale coltivando l’attitudine a pensare, curando la
qualità delle relazioni, maturando un’esperienza ecclesiale missionaria e di comunione. All’adulto, inoltre, si chiede di
saper rendere ragione della propria fede e incarnarla nella realtà culturale.

Alimentare le scelte di fondo

In AC la proposta associativa è orientata a sostenere nell’adulto la fiducia, contro la tentazione dell’indifferenza,
facile a chi ha dovuto ridimensionare alcune idealità giovanili o ha fatto i conti con quella parte di delusione di sé
e degli altri che inevitabilmente il vivere comporta; la fedeltà, contro la tentazione del dimettersi dalle responsabilità
assunte, dure da portare avanti nella ferialità dell’esistenza, per sceglierle di nuovo con realismo e rinnovare
anche il “sì” della fede in quel passaggio decisivo che i maestri spirituali chiamano “seconda conversione”; il dono
di sé contro la tentazione del ripiegamento su se stessi e sulle proprie sicurezze da difendere. È adulto chi sa amare e dare
la vita,che vuol dire testimoniare e generare nello stesso tempo.
Per questo, le esperienze formative fatte in AC tendono a promuovere una persona in grado di coniugare autorealizzazione
e dono di sé, fede e ragione, ascolto e dialogo: emerge da esse un adulto che opera per costruire trame di
relazioni fraterne e solidali e sa esercitare la propria responsabilità nella Chiesa e nella società. La dottrina
sociale della Chiesa, che conosce e diffonde, è un punto di riferimento essenziale da cui egli è spinto ad attivarsi nel
cogliere i bisogni e a mettere a disposizione le proprie competenze.
Il centro della proposta rimane la figura di Cristo; il rapporto vivo e maturo con lui apre l’adulto alla testimonianza,
al servizio, alla promozione di una cultura autenticamente umana. Per questo, oltre a crescere nella preghiera
quotidiana, egli sceglie di fare ogni anno l’esperienza degli esercizi spirituali.
Il cammino formativo è sostenuto da un gruppo, esperienza comunitaria in cui stanno in equilibrio obiettivi associativi
e apertura alla comunità; coesione e servizio; ricerca di affinità e accoglienza della diversità. Il gruppo è il cuore di
una vita associativa che educa all’unità e all’apertura; attraverso un equilibrio tra il prendersi cura di sé e il realizzarsi
nella dedizione ad altro da sé. Quello degli adulti è un gruppo che sa articolarsi e ricomporsi: articolarsi in base
a specifiche esigenze formative legate a particolari situazioni di vita: di coppia, di responsabilità genitoriale, di
impegno sociale… per poi ricomporsi, per fare famiglia. In questo essere insieme il gruppo acquisisce la stabilità di
un’esperienza permanente, di cui ci si sente parte anche se le occasioni per incontrarsi non sono numerose; cui ci si
sente legati anche quando si è costretti ad essere fisicamente lontani. Di un gruppo vero ci si sente parte anche oltre i momenti in cui ci si incontra materialmente. La formazione dell’adulto non si può esaurire nel gruppo, ma si
alimenta anche dell’autoformazione.

GLI ANZIANI

Dentro la generazione adulta, si distingue un’età anziana che ha una soggettività che costituisce una risorsa preziosa
per l’associazione, per la comunità cristiana e per la società civile. Oggi si entra nell’età anziana ancora pieni di
energie e di iniziativa, disponibili e desiderosi di metterle a servizio di tutti; con il procedere degli anni si conosce
poi un’esperienza sempre più marcata del limite nell’affievolirsi delle energie, talvolta nella malattia, spesso
nella solitudine e nella marginalità.

Una vita teologale

Il cammino di fede dell’anziano deve promuovere e sostenere i valori della saggezza e della speranza, coltivando
in modo particolare l’attesa dell’incontro con il Signore Gesù. Dove la crescita cristiana non ha conosciuto arresti,
l’anziano può testimoniare compiutamente una fede che ha raggiunto la semplicità e si radica nell’essenziale; una speranza
che affronta con fortezza la sofferenza e mostra il valore delle dimensioni deboli della vita come situazione di
grazia in cui ci si può lasciar visitare dal Signore; una carità capace di attenzione libera e gratuita per gli altri,
disponibile alla relazione, impegnata nel servizio agli altri.

Nel cuore della vita cristiana

L’Azione Cattolica propone agli anziani itinerari formativi ancor più radicati nel cuore della vita cristiana per dare
una forma rinnovata alla quotidianità della terza, quarta età: nella parola di Dio e nei sacramenti; nella preghiera;
nel servizio alla comunità e all’associazione in cui esprimere un vero protagonismo apostolico. Agli anziani chiede
anche la disponibilità al dialogo con le generazioni più giovani, alla ricerca di quello scambio che consenta di mettere a disposizione di altri la ricchezza di esperienza maturata.
Gli itinerari formativi rivolti agli anziani devono anche suscitare quella creatività missionaria che li renda capaci
di coinvolgere altri anziani in itinerari di riscoperta del senso e del valore della fede che dà significato alla morte
e alla vita.

(24) Cfr Lumen Gentium, n. 11.