NEL CANTIERE DELLA FORMAZIONE

1. Alcuni criteri di metodo

L’Azione Cattolica, nel suo impegno educativo, si ispira ad una serie di criteri metodologici e di modalità operative che
danno alla sua proposta una fisionomia riconoscibile.
Il metodo indica come si possono tradurre in esperienza concreta le scelte di fondo del progetto formativo:le mete che
si propone, i valori che la qualificano, i criteri che caratterizzano la cultura associativa e pedagogica di riferimento.
Il metodo che l’Azione Cattolica fa proprio non può essere rigido: ciò le renderebbe impossibile rimanere fedele ad una
caratteristica della sua identità: quella di essere in relazione, in un equilibrio sempre dinamico con tutte quelle realtà e
dimensioni con cui l’associazione è in rapporto.
Il metodo che l’AC si dà è dunque leggero, flessibile, per adattarsi al contesto ecclesiale e socio-culturale, per restare
coerente con la scelta di mettere al primo posto le persone, alla cui crescita e alla cui libertà essa si sente dedicata.

Dare valore all’esperienza


Sentiamo il bisogno di una formazione che mantenga stretto il contatto con l’esperienza concreta, perché siamo
convinti che essa, vissuta nella fede, sia un luogo della presenza di Dio. La storia dell’Acr ha contribuito ad aprire
questa strada a tutta l’associazione.
Esperienza è pensiero, è emozione, è relazione, è impegno; tutto è da assumere, da considerare, da convertire, da
portare dentro il cammino della fede. La formazione diviene esercizio di discernimento della presenza di Dio e
del suo agire e rivela al livello più alto il suo valore nella formazione degli adulti. Il percorso formativo è esperienziale
in quanto coinvolge tutta la persona, con il suo vissuto, in quanto avviene in un contesto di relazioni vive, perché
passa attraverso gesti e scelte che impegnano ciascuno e l’associazione nel suo insieme. Sono proprio i gesti
concreti ciò che più contribuisce a cambiare la vita e riesce a incidere sulla visione di essa.

Imparare dalla vita

La fede è una vita; ci coinvolge maggiormente quando la riconosciamo nell’esistenza delle persone.
Nella sua proposta formativa, l’Azione Cattolica attinge al patrimonio di testimonianza, di santità, di passione apostolica
di quanti in passato hanno vissuto nella fedeltà al Vangelo. Guardare alla santità vissuta aiuta ad orientare le
scelte. Non si tratta di cercare modelli da copiare, ma di scrutare nella vita di altri l’azione dello Spirito e di allenarsi
ad accoglierla a nostra volta. Conoscere la storia dei santi è un modo per capire le infinite vie che può percorrere
la grazia del Signore Risorto.
È importante anche guardare con attenzione alla testimonianza e all’esempio di tante persone che vivono accanto a
noi per capire sempre meglio le molteplici forme attraverso cui la fede può illuminare l’esistenza.

Rendere personale il cammino formativo

Il cammino formativo dell’AC tiene conto della molteplicità di situazioni e di esperienze delle persone. È un cammino di associazione, che non cerca l’omogeneità o l’uniformità, ma tende a valorizzare le differenze, sostenendo e
accompagnando ciascuno con una proposta che vuole essere rispettosa e al tempo stesso forte, flessibile e al
tempo stesso caratterizzata. Dal punto di vista del metodo, questo si esprime nell’accogliere le domande di formazione.
Il valore che la nostra cultura associativa riconosce ad ogni persona si traduce in capacità di ascolto
e di interpretazione formativa delle sue attese. Occorre tener conto degli interrogativi di ciascuno: di quelli espliciti,
e anche di quelli inconsapevoli ed inespressi, approfondendo le domande e aiutando ad affrontarle. È necessario
anche considerare i diversi livelli di fede: non si tratta di giudicare né di valutare la coscienza delle persone,
ma di non prescindere dalla diversità di esperienza e di cammino di ognuno.

In ricerca di una verità che ci è data

Essere cristiani significa credere in un Dio che si è fatto uomo per salvare ogni uomo. La verità in cui crediamo è
una Persona, che ha una storia, che risponde alle nostre domande e infinitamente le supera. Per questo, nell’interpretare
le attese delle persone occorre fare attenzione al rischio del soggettivismo, che può portare ad una fede
chiusa dentro le domande umane. Sappiamo che ciò che parla al cuore delle persone non è né una dottrina astratta
e lontana dalla vita, né una visione dell’esistenza piccola come i nostri interrogativi. Vorremmo saper proporre
l’apertura del cuore e della vita ad una verità che ci supera, ma che trova dentro di noi e nella nostra esistenza
quotidiana la sua provocazione e la sua attesa. Vorremmo essere eco dell’esperienza di Gesù che, nei suoi incontri,
ha saputo accogliere le situazioni concrete dei suoi interlocutori, per portarli ad accogliere la Verità che Lui era per
loro. Partire dalle domande delle persone significa avviare percorsi verso la verità e condividere una ricerca che conduce
alla Verità e che dentro di essa trova percorsi sempre più profondi e vivi. Fa parte del nostro metodo, quindi, il
cercare dentro la vita e l’accogliere la Parola, fare chiarezza nelle inquietudini del nostro cuore e fargli intravedere
la verità, approfondire le nostre domande e ancorarle alla visione della vita che la Chiesa ci consegna nel suo magistero
e nei suoi catechismi. In particolare, l’AC assume il progetto catechistico della Chiesa italiana come punto di
riferimento per la propria azione formativa.

Porre in dialogo le generazioni

La storia della nostra associazione sta a testimoniare un dato costante: nata da gruppi di giovani, si è ben presto aperta agli
uomini e alle donne, agli anziani e ai ragazzi. Con lo Statuto del 1969, i quattro “rami” hanno dato vita ad una sola associazione.
Ancora oggi dire “Azione Cattolica” significa evocare un’ampia tipologia di volti, di età, di storie.Un patrimonio così
ricco costituisce una risorsa preziosa nella misura in cui l’unica fede e l’identica appartenenza associativa permettono,
anzi stimolano il dialogo tra le generazioni e arricchiscono la sintesi armonica nella co-munione. Esperienze formative
sempre più frequenti dicono la positività del trovarsi insieme a pregare e a riflettere tra giovani, adulti e anziani, e la ricchezza
dell’accogliere la soggettività dei ragazzi.
L’associazione, nella sua unitarietà e nella varietà delle sue articolazioni, costituisce lo spazio aperto in cui i diversi gruppi
si incontrano, si aiutano reciprocamente nella preghiera, nella riflessione e nel servizio.
Dell’unità associativa la famiglia – soprattutto quando tutti i membri condividono l’adesione all’AC – è luogo esemplare
e ambiente propulsore.

Un’esperienza formativa che cerca integrazioni

La formazione di Azione Cattolica non si esaurisce in AC:
sarebbe assurdo averne la pretesa, ma è importante esplicitare il valore che ha il dar vita ad un’esperienza formativa
aperta, consapevole di dover cercare legami, integrazioni, rapporti con altri luoghi e situazioni formative. La
famiglia è il luogo formativo di cui l’AC riconosce il primato assoluto: è qui che avviene la prima e più importante
educazione, che passa attraverso la parola semplice dei genitori, il loro stile di vita, la loro testimonianza di amore.
Consapevole di questa priorità, l’Azione Cattolica cerca legami continui con la famiglia, di cui favorisce il coinvolgimento
e con cui instaura un dialogo, per costruire attorno ai più giovani quasi un’alleanza che sostenga la loro crescita.
L’Azione Cattolica è anche consapevole che la proposta formativa della comunità ecclesiale – della parrocchia in particolare
– precede come valore quella dell’associa-zione. La leggerezza della struttura della proposta formativa dell’AC le
consente di adattarsi al cammino della diocesi e della parrocchia e riconoscerne nei fatti il primo posto.
Inoltre, l’Azione Cattolica cerca il dialogo e la relazione con tutte quelle agenzie formative – la scuola, l’oratorio, le
società sportive, altre associazioni… – che operano sul territorio.
Il carattere della sua proposta è quello di essere aperta e di voler costruire una rete ricca e stimolante tra
tutto ciò che un contesto può offrire.

Altri criteri

Collegati e dipendenti dalle scelte di metodo indicate prima, vanno tenuti presenti anche questi altri criteri:
Essenzialità: la proposta formativa dell’AC non può mai smarrire il suo cuore, che è il mistero della Pasqua del
Signore. A questo centro focale essa si ispira di continuo e di continuo vi riconduce ogni momento, ogni scelta, ogni
esperienza;
Gradualità: il rispetto di ogni persona e del suo originale ritmo di crescita esige che ognuno sia aiutato a entrare nel cuore della vita cristiana attraverso percorsi graduali, che seguono gli stadi della maturazione e del processo attraverso
cui avviene la trasformazione di ciascuno in Cristo;
Progressività: la formazione sospinge sempre oltre i risultati raggiunti; aiuta le persone ad andare avanti, a non girare su se
stesse. Questo chiede che gli itinerari formativi abbiano degli obiettivi e individuino dei punti concreti di approdo; che siano
scanditi da esperienze e da tappe qualificanti che indichino e sostengano il dinamismo proprio della formazione;
Modularità: una formazione modulare è composta da parti ciascuna delle quali è conclusa in sé e trae efficacia e senso dall’essere organicamente collegata al tutto; essa realizza quella flessibilità che la rende capace di adattarsi alle esigenze delle
persone e del gruppo associativo. Ma perché questo non produca una somma disordinata di temi e di esperienze è necessario
che l’itinerario formativo sia pensato, cioè nasca dall’ascolto delle persone e del contesto,abbia una regia,non segua
passivamente un sussidio o abitudini consolidate.