NEL CANTIERE DELLA FORMAZIONE

2. Le esperienze formative

L’associazione forma attraverso le proposte che offre e le esperienze concrete che aiuta a fare.

LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA DELLA PROPRIA COMUNITÀ

L’esperienza formativa più importante in AC è la partecipazione alla vita della comunità: è una scelta che scaturisce
dal carattere ecclesiale dell’associazione. Il cammino della comunità – liturgia, occasioni formative, vita sul territorio –
scandisce i passi fondamentali dell’associazione e dei suoi aderenti: scelte, appuntamenti, obiettivi. La formazione associativa
aiuta a vivere più profondamente l’esperienza della propria comunità. La liturgia ritma il cammino dei singoli aderenti e dell’associazione tutta, il cui cuore è il triduo pasquale vissuto con la comunità. Il percorso è quello dell’anno liturgico, che ha la sua tappa ordinaria nella domenica celebrata possibilmente con la propria parrocchia, con cui fare famiglia e con cui rinnovare l’impegno della missione.

LA VITA ASSOCIATIVA

Ciò che lascia un’impronta nella vita delle persone è il clima in cui sono cresciute; i valori che hanno respirato; le esperienze
in cui sono state coinvolte. C’è, accanto ad un’azione formativa intenzionale e strutturata, un’incisiva azione formativa
che passa attraverso la vita, le sue relazioni, le sue priorità, le sue provocazioni.

Scuola di corresponsabilità

La vita associativa ha a disposizione importanti risorse formative:
oltre l’ideale cui si ispira, la tradizione in cui si inserisce, la storia di cui fa partecipi, essa forma attraverso le relazioni
tra le persone e il loro stile; il dialogo tra le generazioni e l’apporto specifico che ciascuna di esse reca al cammino
comune. L’impostazione democratica dell’associazione contribuisce a far sperimentare il valore della corresponsabilità
e a educare al senso delle regole, mentre i dialoghi informali e quello educativo coinvolgono in un clima in cui sperimentare
la cultura dell’associazione.

Scuola di dialogo

La vita associativa permette un dialogo con la comunità ecclesiale e civile non a partire da punti di vista particolari, ma
dalla convergenza conquistata nel confronto, nella preghiera e nella disciplina democratica.

Scuola di comunione

La vita associativa è luogo di comunione, in cui, da credenti, si sperimenta la dimensione fraterna della vita cristiana e la sua
esigenza di prossimità e di condivisione. La tensione tra omogeneità e differenza trova la possibilità di mostrare la sua
fecondità nel ricorso alla struttura e alla dinamica della vita cristiana: in un’associazione di credenti non ci si sceglie, ma
ci si accoglie; ci si abitua a considerare l’altro come un dono nella sua originalità – di temperamento, di sensibilità, di stile
di vita, di capacità di dedizione – ad accogliersi,gareggiando nello stimarsi a vicenda; a perdonarsi. L’associazione è così
un’importante scuola di fraternità e un esercizio concreto di vita ecclesiale. Per questo, condizione per dare qualità alla
formazione è una buona vita associativa:dove manchi questa, manca uno degli elementi decisivi della proposta formativa.

IL GRUPPO

L’AC sceglie il gruppo come strumento formativo, ancora oggi adatto a far maturare le persone in una vita di fede, attraverso
la partecipazione ad un’esperienza comune:le relazioni tra i componenti, un rapporto sufficientemente stabile, alcune
riflessioni condivise. In alcune stagioni della vita è difficile, oggi, fare esperienza di gruppo. La mobilità anche psicologica
delle persone, soprattutto dei giovani; l’individualismo, la fatica di accettare esperienze che abbiano una base oggettiva
e non siano fatte semplicemente per “rispondere ai miei bisogni”: tutto questo rende al tempo stesso più difficile e più
preziosa l’esperienza del gruppo.

Aiutarsi a crescere nella fede

L’esperienza del gruppo rimane però una scelta formativa qualificante, nonostante le difficoltà. Esso appare come necessaria
esperienza di apprendimento di relazioni che educano alla comunità: una delle situazioni che insegnano alle
persone ad uscire da se stesse.
Nella prospettiva cristiana, il gruppo è esperienza fraterna per aiutarsi a crescere insieme nella fede, dandosi obiettivi
che nel contesto comunitario superano quelli di ciascuno per se stesso.
Nel gruppo ci si forma attraverso l’esperienza narrata e testimoniata di ciascuno; la circolarità di relazioni in cui ciascuno è faccia a faccia con ogni altro; l’impegno a realizzare progetti comuni e condivisi; il coinvolgimento che cia-scuno realizza
nell’esperienza comune e in vista di essa.

Passare da un gruppo a un altro

Il gruppo ha un significato e un valore diverso nelle diverse età; di questo occorre tener conto nel progettare la formazione.
Una particolare cura va riservata nei passaggi da un gruppo di formazione ad un altro, in rapporto all’età. In questa
circostanza vengono coinvolti gli aspetti più complessi del gruppo stesso: le relazioni tra i pari; la relazione con una figura
educativa; la maturazione in ordine ad obiettivi legati alla persona nella globalità della sua esperienza. Per tutte queste
ragioni, il passaggio da un gruppo ad un altro deve avvenire con delicatezza. Esso, dunque, dovrebbe poter contare su un
accompagnamento educativo che faccia cogliere il passaggio di gruppo come un passaggio di vita.

Oltre il gruppo

Ci sono anche situazioni in cui la vita di gruppo risulta difficile o quasi impossibile nelle forme tradizionali.È il caso delle parrocchie molto piccole, in cui l’associazione non ha sufficiente consistenza numerica. Qui si dovrebbero sperimentare le possibilità racchiuse in un’esperienza associativa che abbia dimensioni che superano quelle della parrocchia. Ciò che non è
possibile in parrocchia, si cercherà a livello interparrocchiale, e soprattutto a livello diocesano. Queste esperienze di gruppo
potranno non avere le caratteristiche di un’esperienza parrocchiale, ma consentiranno di vivere l’aspetto comunitario di cui
la formazione non può fare a meno. In questo caso, decisiva sarà la presenza di una figura educativa di riferimento capace
di indirizzare,accompagnare, orientare.

GLI INCONTRI FORMATIVI

In un contesto in cui la vita cristiana si svolge spesso nella solitudine, la formazione ha bisogno di incontri e di dialoghi in
cui si impari a vivere da cristiani attraverso un’esperienza formativa articolata. La formazione necessita di una comunicazione
ricca come la vita: di annuncio, di testimonianza, di riflessione sulla vita, sulla fede, sul mondo; ha bisogno di progetti
concreti di missione, di servizio, di testimonianza. Gli incontri formativi sono i momenti privilegiati di questa comunicazione:
incontri tra persone, con cui, insieme, si affrontano gli interrogativi della coscienza credente nel mondo di oggi,
in un clima di dialogo, di ricerca comune, in cui ciascuno è testimone per tutti gli altri. L’incontro è il contesto in cui la
comunicazione acquista quell’intenzionalità che la qualifica come educativa: ci si incontra con l’esplicita finalità di aiutare
e aiutarsi a crescere nella fede e nella vita cristiana.

IL SERVIZIO

Un’esperienza formativa molto importante è quella che consente di sperimentarsi nel servizio, impegno concreto nel
quale ci si assumono compiti e responsabilità vissuti in spirito di gratuità. Il servizio realizza un’esperienza in cui ci si dedica
ad altro da sé, si tratti di servizi pastorali assunti nella propria parrocchia, di impegni di volontariato, di servizi educativi,
di responsabilità civili, culturali o politiche.

Il servizio dell’associazione

Servizio è quello che l’associazione sceglie, legandosi a situazioni
di disagio o di bisogno; che porta avanti attraverso il
contributo di tutti i suoi componenti, ciascuno dei quali mette
a disposizione le proprie risorse e le proprie competenze.
Servizio è quello che l’associazione propone ai più giovani,
come apprendistato di dedizione e di gratuità, per far loro
scoprire il valore di questo modo di vivere e per orientarli a
compiere delle scelte personali in questo senso.

Da soli, eppure insieme

Servizio è quello che ciascuno personalmente assume nei
diversi ambiti delle vita dove serve un contributo di gratuità e di impegno: è il segno di una fede che si fa adulta. Oggi
appare sempre più importante che giovani e adulti,come frutto
del loro cammino associativo, compiano scelte di servizio
anche in ambito sociale, civile, politico. Quanti lo fanno, spesso
con propria personale responsabilità – come è nel caso
della politica – devono sentire che l’associazione non li lascia
soli: continua ad accompagnarli per il loro cammino formativo
e ad offrire la vita associativa come luogo di discernimento
e di confronto sulle scelte compiute.

L’incontro con il povero

Il servizio può porre a contatto diretto con gli ultimi e con situazioni
di disagio sociale: l’incontro con il povero è incontro
con il Signore Gesù e, perciò, esperienza di particolare valore.
La condivisione e i gesti che la carità ispira plasmano la
vita, educandoci a dare valore alla debolezza e al dono di noi
stessi.
Tra le diverse esperienze di servizio, un cenno a parte merita
il Servizio civile volontario, con cui si mette a disposizione un
anno della propria vita per i poveri e per la pace.


L’amicizia spirituale

Ogni relazione, soprattutto quando è molto coinvolgente sul
piano personale o quando è scelta per il suo valore, lascia
un’impronta dentro di noi. Il dialogo dà parola al legame:
serve a mettere in comune pensieri e desideri; dà forma ad
una ricerca condivisa; consente di confrontare valutazioni
sulla vita; di compiere un discernimento comune; di condividere
quella parola che a ciascuno di noi il Signore comunica
dentro e attraverso la vita. È l’amicizia spirituale, dono
dello Spirito, all’interno della quale si vive la presenza del
Signore (26); è la comunicazione nello Spirito, che si vive all’interno
di una coppia cristiana di fidanzati o di sposi.

L’accompagnamento spirituale

Un posto particolare ha il dialogo spirituale che si realizza tra
un credente e un fratello o una sorella che ci accompagna nel
discernere il disegno di Dio su di noi. Si tratta di un servizio
che richiede maturità umana, esperienza spirituale, disponibilità
all’ascolto, libertà interiore e capacità di intuito soprannaturale.
La tradizione cristiana ha dato a questo dialogo il
nome di direzione spirituale: noi preferiamo il termine di
accompagnamento spirituale, per sottolineare la libertà e la
fiducia di un rapporto in cui si sceglie di lasciarsi aiutare da
una persona che ha già compiuto nella vita di fede passi significativi.
Questo dialogo ha un’importanza particolare in
ordine alla personalizzazione della fede ed è uno dei luoghi
più significativi per realizzare quell’unità del percorso formativo
personale, indispensabile quando si dispone di una
molteplicità di occasioni formative.
In questo ambito il sacerdote assistente svolge un servizio
qualificato: in virtù del sacramento dell’ordine egli ha ricevuto
il dono della “paternità spirituale” e solo lui può perdonare
i peccati in nome di Cristo e della Chiesa.

La correzione fraterna

La particolare cura della comunione all’interno dell’associazione lo
impegna ad essere testimone di riconciliazione, fratello che
comprende, consigliere che indica la strada, accreditato
dalla Chiesa per aiutare i fratelli e le sorelle nel cammino
permanente di conversione.
Un grande aiuto per la crescita personale e di gruppo è costituito
dalla correzione fraterna. È una forma di dialogo spirituale,
largamente praticata dalle comunità cristiane delle
origini (27). Suppone un ambiente di preghiera e di vera carità
fraterna: bisogna vigilare su se stessi per non riversare sul
fratello o sulla sorella la propria aggressività o frustrazione,
bensì assumere un atteggiamento di disinteresse, di sincera
benevolenza e mai di giudizio impietoso, per correggere l’altro
con dolcezza e umiltà.

(26) “Dove sono due o tre, riuniti nel mio nome, là sono Io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
(27) Cfr Mt 18,15-17; Gal 6,1.