A SERVIZIO DEL COMPITO FORMATIVO

4. La formazione degli educatori e degli animatori

L’esperienza personale di molti educatori attesta che diverse sono le vie e le modalità con le quali in ACI si giunge al
servizio educativo, in ogni caso una cura responsabile e dedicata ad altri nell’impegno educativo comporta la necessità di
un percorso formativo adeguato e appropriato.

LE COMPETENZE FORMATIVE

Le competenze specifiche che un educatore/animatore deve sviluppare riguardano aspetti qualificanti della formazione
cristiana.

Competenze relazionali

• Alla matura umanità,l’educatore unisce alcune competenze relazionali: da questo punto di vista, ciò che qualifica il suo
intervento è soprattutto il saper instaurare con le persone una relazione che sia vera e autentica e al tempo stesso caratterizzata
da una intenzionalità educativa. Questo richiede la capacità di far prevalere la razionalità sull’immediatezza, il
dominio sulle proprie emozioni e una grande libertà interiore; ma anche chiarezza nel dialogo, calore nel dare fiducia,
capacità di vicinanza e di comprensione. Si tratta di qualità che non sempre si possiedono naturalmente ma che è possibile
acquisire attraverso l’allenamento, il lavoro su di sé, l’esperienza propria e degli altri, l’aiuto di altri educatori. Per
questo la formazione di un educatore deve avere una forte attenzione alla maturazione umana e alla cura di tutte quelle
virtù che rendono forte e libera una persona.

Personale appropriazione dei contenuti della formazione

• All’educatore serve un’organica e personale appropriazione dei contenuti della fede. Ciò è reso indispensabile
dalle caratteristiche della formazione che vogliamo promuovere.
La personalizzazione dei cammini formativi, l’adattamento alle esigenze e alle domande delle persone, il carattere
modulare della proposta: tutto questo richiede nell’educatore quella globalità e organicità di appropriazione dei
contenuti della fede che gli permettono di far sì che la flessibilità non si trasformi in frammentazione e riduzione soggettiva
della visione cristiana della vita.

Competenza culturale

• All’educatore serve una competenza culturale, che lo renda capace di orientarsi tra i temi e i problemi del mondo di
oggi e in grado di porre una distanza critica rispetto alle linee di tendenza del pensiero e del costume.È difficile essere veri
educatori senza vivere da cittadini del mondo e del proprio tempo.

Una formazione da laboratorio

Il percorso più adatto a raggiungere questi obiettivi è quello del laboratorio: contesto in cui possono essere sperimentate
situazioni formative diverse e complementari come lo studio e la riflessione sui contenuti,la progettazione e la valutazione dell’esperienza, la verifica e il confronto.È uno stile di laboratorio quello che permette di valorizzare conoscenze teoriche e
pratiche, la propria esperienza e l’apporto del gruppo.
Riteniamo che ogni associazione diocesana debba dar vita ad un Laboratorio Diocesano della Formazione (LDF), come
luogo di progettazione locale di una formazione che interpreta le esigenze e le caratteristiche del territorio e della diocesi;
come luogo di ricerca teorico/pratica in ordine al rinnovamento degli itinerari formativi parrocchiali; come luogo dedicato
a preparare, sostenere e accompagnare gli educatori parrocchiali e a formare figure educative nuove, necessarie
ad un’associazione impegnata nell’evangelizzazione e nella ricerca di un dialogo missionario aperto a tutti.

La formazione attraverso l’esperienza

Ci si forma anche attraverso la pratica educativa,a condizione che essa sia sostenuta e accompagnata da una riflessione che
permetta di valutarla e verificarla. Proprio queste due esperienze – sostegno e accompagnamento – suggeriscono la
presenza di un duplice riferimento formativo:
- i tutor, messi a disposizione soprattutto a livello diocesano, per sorreggere la pratica educativa degli educatori più giovani e per completare così la loro preparazione;
- un gruppo di educatori, che faccia da riferimento permanente per aiutarsi a pensare insieme la formazione, a progettare
percorsi concreti,a condividere le difficoltà incontrate nella pratica, ad approfondire temi comuni. Questo gruppo è
formato da tutti gli educatori e animatori di una parrocchia o di un’unità pastorale.
Oltre a questa formazione di base, è auspicabile che ogni educatore affronti di tanto in tanto – almeno una volta all’anno
– un tema formativo di vasto respiro, in modo da dare alla sua preparazione un orizzonte più ampio. Questo può avvenire
attraverso un campo scuola,un’esperienza formativa residenziale o un’occasione di studio qualificata.

Luoghi della formazione

I luoghi della formazione degli educatori e animatori sono molteplici. I diversi livelli della vita associativa assolvono –
ciascuno a modo proprio e in forma complementare – diversi compiti e funzioni.
Nell’associazione parrocchiale l’educatore percepisce che egli è dentro una comunità che gli ha affidato – e non delegato
– un compito che appartiene globalmente ad essa.
L’associazione assolve alla sua responsabilità garantendo il riferimento di un gruppo di educatori e aiutando gli educatori
a cercare e coltivare relazioni con altri educatori al di fuori della propria parrocchia: nella zona, nell’unità pastorale, a livello
diocesano.
L’associazione diocesana ha la responsabilità di offrire agli educatori e animatori momenti strutturati di formazione di
base e di formazione permanente, così come sono stati descritti sopra. Quando un’associazione diocesana non ha
energie sufficienti per progettare una proposta organica di formazione, deve poter far conto su una solidarietà associativa
tra associazioni diocesane (28).
Il livello regionale favorisce questo coordinamento, di mettere in collegamento le esperienze di formazione degli educatori
esistenti nelle diocesi, favorendo tra di esse una comunicazione tale da garantire che in tutta la regione ogni educatore
abbia la possibilità di ricevere la formazione organica e qualificata di cui ha bisogno.
Il livello nazionale deve curare la qualificazione degli incaricati diocesani per la formazione e offrire esperienze che
abbiano un valore di esemplarità; deve fornire strumenti per una formazione organica e qualificata e proposte e occasioni
per la continua innovazione della proposta formativa.

Divenire testimoni per essere educatori

È chiaro che la formazione specifica che deve innestarsi su quella di base,che ogni educatore deve continuare a coltivare
in quanto la persona, prima che per il servizio che rende. Si è educatori per la propria esperienza di vita e per l’impegno del proprio cammino di fede,prima che per le competenze di cui si dispone. Proprio il continuo lavoro su di sé come persone
e come cristiani, condotto nell’associazione e nel gruppo associativo di appartenenza, è ciò che può rendere testimoni,
in grado di fare l’esperienza di cui Paolo VI scrisse nell’Evangelii Nuntiandi: il nostro tempo ascolta più volentieri
i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni (29).

(28) Cfr Statuto ACI, art. 20.3.
(29) Cfr PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 41.