Introduzione

1. A servizio di ciò che è essenziale

Carisma dell’AC e formazione

Nella formazione proposta dall’AC si riflette il carisma su cui essa si fonda.Vivere un carisma significa assumere l’atteggiamento di chi risponde ad una chiamata, la gratitudine e di chi accoglie un dono.
Sul piano formativo, questo impegna a un cammino di vita cristiana che è frutto del continuo ascolto dello Spirito, che chiede di essere attenti alla vita del mondo e della Chiesa di oggi.

Radicati nel Battesimo

L’AC testimonia la chiamata dei laici ad un’esistenza cristiana fondata nell’essenziale, punto di arrivo di un percorso di maturazione, in cui ci si è allenati a vivere ciò che è comune ad ogni battezzato. Coloro che scelgono l’AC sono chiamati a vivere da laici radicati “semplicemente”nel Battesimo:questo è il cuore del nostro carisma. La fedeltà ad esso ci impegna a far nostro, con consapevolezza e con radicalità, ciò che è comune ad ogni laico cristiano e a viverlo con serietà e con impegno; a coltivare la coscienza di appartenere alla Chiesa e a sceglierne la missione nella sua globalità(4).

L’essenziale è sufficiente ad un cammino di santità

Oggi non è facile scegliere di vivere l’essenziale. Noi riteniamo che questo sia il nostro primo servizio alla parrocchia e alla comunità ecclesiale. In un tempo di dispersione e di pluralità di proposte, scegliere l’essenziale implica un esercizio continuo di discernimento, di educazione ad abitare le profondità della vita e a non attaccarsi a elementi marginali che possono far perdere il senso delle poche cose che contano.Si tratta di ritrovare il cuore della vita cristiana: riconoscere il valore assoluto del mistero del Signore Gesù come centro non scontato della vita di fede e della Chiesa e,con amore e decisione, tornare di continuo a Lui e alle esperienze che ci fanno vivere di Lui giorno per giorno. La nostra proposta formativa vuole annunciare e far sperimentare che senza questo cuore non è possibile vivere. Vivere il cuore significa riconoscere quante cose superflue nella nostra vita cristiana offuscano questo percorso; significa comprendere e vivere che la Parola, l’Eucaristia, la domenica, la vita sacramentale, la preghiera, la comunione sono l’essenziale per vivere oggi da discepoli e che tutto questo basta ad un cammino di santità(5). Questa infatti è la convinzione che anima la nostra proposta.

Non vivere per se stessi

Questa è una grande sfida per la formazione, cui è chiesto di condurre le persone alla più alta maturità: quella di vivere senza cercare nulla per sé; sentirsi parte della famiglia dell’AC e amare ciò che è di tutti; vivere nella gratuità, nella dimenticanza di sé. È un orientamento di cui si possono intuire le conseguenze sul piano degli atteggiamenti e delle scelte educative: la vigilanza nel non accaparrarsi ciò che è di tutti;l’impegno a non appartarsi ma a costruire legami di unità e di comunione; crescere facendo crescere, suscitando vita, promuovendo…

A servizio di ciò che è universale

La ricerca di ciò che è comune ed universale spinge a stare in associazione guardando l’unica Chiesa; ma anche a stare nella Chiesa guardando alla città,al territorio,al mondo intero e a cercare in essi quanto fa unità.
Leggendo il progetto, qualcuno potrebbe obiettare che molte delle cose che vi sono proposte appartengono a tutti i cristiani. Si tratta di una scelta, conseguenza dell’anima ecclesiale dell’AC e del suo desiderio di condividere, di superare ogni confine, di andare incontro… Di tutto questo è possibile fare una ragione di vita.Dove ciò accade - in famiglia, in parrocchia o nell’ambito del lavoro - si tocca con mano quanto l’esperienza di tutti si faccia più ricca, più serena,più positiva.

(4) Cfr GIOVANNI PAOLO II, Messaggio all’Assemblea Straordinaria dell’AC, 2003, n. 3.
(5) Ivi, n. 4.